
G. Faggin: Plotino ed Epicuro

Giuseppe Faggin  uno dei pi importanti studiosi del pensiero
neoplatonico e, in particolare, di quello di Plotino, di cui ha
tradotto le Enneadi e ha curato la pubblicazione di varie scelte
antologiche, compreso il capitolo I precursori del neoplatonismo
e i neoplatonici nella Grande Antologia Filosofica edita da
Marzorati. In questo brano della sua Introduzione alle Enneadi,
Faggin mette a confronto il pensiero di Plotino con quello di
Epicuro, sottolineando l'insufficienza - agli occhi di Plotino -
delle spiegazioni materialistiche della realt. Se l'opera di
Plotino rappresenta una risposta della filosofia greca alla
crescente diffusione del cristianesimo, essa , al tempo stesso,
un punto di riferimento all'interno del dibattito ancora vivo fra
le varie correnti del pensiero greco

G. Faggin, Introduzione a Plotino, Enneadi.

Ben consapevole, non meno di Epicuro, delle forze irrazionali che
si agitano nel cuore degli uomini e della storia e della caducit
delle istituzioni umane, Plotino si rifiutava tuttavia di
considerare tutta la realt a immagine e somiglianza
dell'avventura pericolosa e convulsa degli uomini. Il suo
paradigma era l'organismo vivente, la cui unit non gli appariva
come il risultato di una pluralit atomica, scossa da urti ciechi
e da imprevedibili deviazioni, ma come il fine intelligibile di
quella molteplicit; e l'aspirazione dell'anima all'unit era
l'altra testimonianza che Plotino s'ingegnava di raccogliere dalle
pi drammatiche esperienze della storia.
La molteplicit originaria e radicale dell'epicureismo non
poteva sssolutamente render conto n della vita, n dell'anima, n
del pensiero, n delle creazioni dello spirito. I piani ontologici
costituiscono un'unit articolata e rimandano all'Uno come a loro
condizione assoluta e idealmente anteriore; e il considerare
l'Uno, non come un processo unificante proiettato nel futuro, e
perci irreale, ma come un piano irriducibile al di sopra dei
piani della Verit e della Vita, significa affermare la
possibilit e la necessit del ritorno.
La visione di un divenire storico, spalancato alle infinite
avventure di una umanit disancorata e impaziente, sospinta da una
attivit inconcludente e affannosa e incapace di ripiegarsi su
stessa e di riunirsi a se stessa, gli appariva il segno della
disperazione. La concezione epicurea della vita, non tanto quella
trasfigurata nell'etica di Epicuro, quanto quella derivante
logicamente dalle premesse materialistiche, era, in ultima
analisi, una riduzione di tutta la realt al piano della vita
economico-pratica e ai suoi travagli e ai suoi rischi infiniti:
era dunque una depauperazione illegittima dell'essere. Per Plotino
il dovere fondamentale dell'uomo  di accogliere tutti i valori
della realt, di riconoscerli nel loro ordine gerarchico e di
viverli integralmente: sacrificare l'uno o l'altro vuol dire
turbare l'equilibrio dell'essere e della propria anima, deporre il
seme della follia nella compagine delle cose: il primo errore 
quello di essere unilaterali

 (G. Faggin, Introduzione a Plotino, Enneadi, Rusconi, Milano,
1992, pagine trentunesimo-trentaduesimo).

